Prima parte collezione

Percorso espositivo

Sala 01

Giacomo Balla, Renato Birolli,Giovanni Boldini, Umberto Boccioni, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Giovanni Fattori, Renato Guttuso, Osvaldo Licini, Alberto Magnelli, Marino Marini, Giorgio Morandi, René Paresce, Enrico Prampolini, Fausto Pirandello, Filippo de Pisis, Ottone Rosai, Alberto Savinio, Gino Severini, Mario Sironi, Atanasio Soldati, Mario Tozzi, Lorenzo  Viani.

All’ingresso della Collezione è collocata la grande scultura di Giorgio de Chirico Il grande metafisico (1970-1985), fusione in bronzo scuro e dorato che evoca l’omonimo dipinto del 1917. E’ una delle opere del pittore ideatore della Metafisica che la Collezione annovera tra quelle che hanno dato vita all’importante poetica influenzata dai filosofi Schopenhauer e Nietzsche. Insieme ai dipinti di Giovanni Fattori In ricognizione, 1899, Giovanni Boldini Ritratto femminile, 1890 ca e Lorenzo Viani, Uomini sulla panchina, 1907-1909, nella prima ampia sala del piano nobile di Palazzo Salimbeni sono infatti presenti altre quattro opere di de Chirico: La passeggiata o il Tempio di Apollo a Delfi, 1909-10, Combattimento di gladiatori, 1932, Ettore e Andromaca, 1950 e Piazza d’Italia con piedistallo vuoto, 1955. Tra questi soggetti, tutti emblematici della pittura dechirichiana, La passeggiata si distingue per l’evidente influsso, sul giovanile dipinto, della lezione di Arnold Böcklin, ancora sensibile alla vigilia del salto linguistico segnato dall’Enigma di un pomeriggio d’autunno, 1910, epifanico evento avvenuto proprio a Firenze.

Sala 02

Pierre Alechinsky, Karel Appel, Georges Braque, Max Ernst, Jean Fautrier, Hans Hartung,  Asger Jorn, Wassilly Kandinsky, Paul Klee,Wifredo Lam, Le Courbousier, Fernand Leger, André Masson, Georges Mathieu, Sebastian Matta, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Serge Poliakoff, Chaïm Soutine, Maurice Vlamink

Il successivo vasto ambiente è dedicato alla presenza dei Maestri europei, rappresentanti dei maggiori movimenti d’avanguardia che, insieme al Futurismo e Metafisica, hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo.
Per i protagonisti del Cubismo si distinguono il Combat de faune et de Centaure, 1946 di Pablo Picasso, insieme all’olio su tela Deux pigeons, 1960; di Georges Braque, Faucille et pichet, 1945 e di Fernand Léger, L’insecte sur fond rouge, 1954.
Scaturite invece da un’astrazione segnica, le opere di Paul Klee Wachsende Waffen, 1935 e Wassily Kandinsky Sans titre, 1940, entrambi esponenti del Bauhaus, le cui delicate e complanari morfologie su campi cromatici monocromi uniformi si differenziano profondamente dagli oli ugualmente segnici ma decisamente gestuali di Hans Hartung t48-2, 1948 e di Georges Mathieu, Sans titre, 1961.

Sala 03

Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato, Ettore Colla

La terza sala è interamente dedicata agli artisti esponenti del gruppo Forma 1, esordito a Roma nel 1947, costituendo in Italia una delle prime aggregazioni nel secondo dopoguerra del XX secolo. Vi figurano opere di Piero Dorazio appartenenti a diversi periodi tra il 1948 e il 1968, tra cui l’olio su tela Verdino, 1962, con echi della lezione di Balla; di Carla Accardi e Antonio Sanfilippo, nelle cui tempere i segni dominano le superfici delle tele con diversa spazialità ma medesimo vigore lirico; di Achille Perilli, le cui criptiche scritture abitano sequenze di spazi con narrazioni indecifrabili ma non meno eloquenti, e infine di Giulio Turcato, le composizioni Paesaggio urbano, 1952 e Mosche cinesi, 1960, incostanti per modalità ma decisamente più affabulatorie e poetiche. Al centro della sala, il ferro Marte, 1965 di Ettore Colla magnetizza del tutto l’ambiente, polarizzando lo spazio già di per sé denso di energie attive provenienti dalle opere presenti.

Sala 04

Afro, Giuseppe Capogrossi, Tancredi, Emilio Vedova, Giò Pomodoro

Nella quarta sala la grande Superficie 608, 1951 di Giuseppe Capogrossi traguarda la tecnica mista e assemblage di materiali vari Berlin, 1963-64 di Emilio Vedova, vigorosamente risolta anche sul piano cromatico.
Le opere esposte di Afro Basaldella dialogano, come hanno fatto nel corso di tutta la loro vita, con i quadri di Aberto Burri esposti nella sala successiva: il Rosso nero, 1955 del tifernate si raffronta col Teatro spagnolo, 1966 dell’udinese e non diversamente il Sacco, 1952 con la Canicola, 1960.

Sala 05

Joseph Albers, Getulio Alviani, Enrico Baj, Max Bill, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Roberto Crippa, Dadamaino, Lucio Fontana, Domenico Gnoli, Yves Klein, Francesco Lo Savio, Piero Manzoni, Louise Nevelson, Paolo Scheggi, Andy Warhol

Nella quinta e ultima sala, le opere di Lucio Fontana rivelano la passione dell’autore della Collezione per questo artista. Con il Cavallo,1935-36 in refrattario colorato, il Concetto spaziale, L’inferno, 1956, il Concetto spaziale (Forma), 1958, il Concetto spaziale,1962, che sembra anticipare le Fine di Dio e il Concetto spaziale, attese, 1965 con sei tagli della tela in diagonale e verticale e in due quote di esecuzione, il Maestro dello Spazialismo controbilancia ogni altra autorevole presenza.[..] Così, accanto ai due Achrome,1958-59 in caolino e tela e Achrome,1962 ca. del ‘pacco’ su tela di Manzoni, si allineano tre capolavori di Enrico Castellani come Superficie blu,1961, Dittico rosso, 1963 e Superficie bianca n. 5, 1964, tele sensibilizzate attraverso estroflessioni e introflessioni della superficie, in ogni caso monocroma e sagomata in differenti modi; inoltre, il Nero,1968 di Agostino Bonalumi e il Volume a moduli sfasati,1960 di Dadamaino, che completano quel glorioso capitolo aperto da Azimuth (1959-60) a Milano, dando continuità all’azione di Fontana intrapresa già da anni in quella città.