Introduzione e disegno della Collezione

Introduzione alla Collezione

Con sincera soddisfazione inauguro questo progetto e questo luogo espositivo. Poter presentare la mia collezione al pubblico rappresenta la sintesi di un percorso che si è costruito negli anni, ed è la testimonianza della dedizione per l’arte che ha da sempre caratterizzato la mia vita. Questo progetto definisce un lungo tragitto che, partendo dalla mia giovinezza, ha tracciato la mia storia di collezionista. Nel tempo ho amato e selezionato delle opere che formano oggi il nucleo della mia collezione. Il corpo completo dei dipinti e delle sculture copre un arco cronologico che, dai primi anni del Novecento arriva sino ai nostri giorni, con attenzione sia all’arte italiana che internazionale. La collezione sarà proposta al pubblico nella sua interezza in due diverse mostre. La prima, a cui fa riferimento il primo volume della Collezione, vedrà opere dagli inizi del XX secolo fino agli anni Sessanta; mentre la seconda mostra, che sarà oggetto della seconda pubblicazione, partirà dalla metà degli anni Sessanta per arrivare alla contemporaneità.
Questo articolato panorama visivo nasce da una attenta ricerca che ho condotto lungo tutta la mia vita, rappresenta inoltre la mia propensione all’arte che ha contraddistinto da sempre ogni mia scelta. Ho pensato di voler condividere con la città di Firenze, alla quale sono da sempre affettivamente legato, la mia collezione per poter fare in modo che i valori di cui l’arte è portatrice possano essere condizioni non esclusive ma pubblicamente condivise. Sono fortemente convinto del potenziale educativo dell’arte, in grado di strutturare ed educare il pensiero, l’animo e la consistenza del nostro vivere; sono convinto, dunque, che la bellezza sia in grado di salvare il mondo, così come affermava Dostoevskij.

Desideravo che le mie opere potessero essere contenute all’interno di un palazzo che rappresentasse l’immaginario collettivo di Firenze, un edificio la cui storia, legata alla sua importanza architettonica, costituisse uno dei punti di riferimento della città. La scelta del piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni è stata a questo scopo propizia; l’edificio, considerato uno tra i più belli e noti della nostra città, venne costruito nel 1520 da Baccio d’Agnolo e si colloca in un punto focale del centro storico di Firenze, offrendo da Piazza Santa Trinita il passo a via Tornabuoni. Luogo quest’ultimo che sento affettivamente vicino, in quanto proprio in questa strada, nel 1981, inaugurai la mia prima galleria che da essa prese il nome. Questa circolarità che nel ritorno definisce la mia storia, segna il mio percorso umano e professionale dalle origini ad oggi e la nascita della Collezione ne rappresenta l’epilogo.

Sin da subito ho considerato Palazzo Bartolini Salimbeni adatto ad ospitare la mia Collezione in quanto in grado di racchiudere, tra le sue antiche mura, quel silenzioso dialogo tra le arti e la storia.
La nascita dell’Associazione sancisce il punto di arrivo di una lunga storia che attraversa e caratterizza la nostra famiglia, raccontandosi oggi per mezzo del linguaggio vivo dell’arte.

 

Roberto Casamonti , marzo 2018

 

 

Il disegno della Collezione

“La Collezione è composta da due sezioni ordinate con criteri cronologici comprendenti, rispettivamente, la prima le opere datate tra l’inizio del XX secolo e gli anni Sessanta di esso e la seconda le opere dagli anni Sessanta agli anni 2000, cioè fino ai nostri giorni – che saranno esposte avvicendandosi e osservando una temporalità annuale.

Un criterio di appartenenza a movimenti artistici, tendenze, raggruppamenti a cui gli artisti stessi nel corso del tempo hanno aderito o perfino dato vita, ha guidato la sequenza allestitiva.

Il variegato repertorio di opere in mostra appartenenti alla prima sezione della Collezione sottolinea la vivacità di interessi di Roberto Casamonti che non ha esitato ad acquisire e incrementare la Collezione di ulteriori pronunciamenti artistici incontrati nel corso di questi anni.”

Bruno Corà

 

“Questo progetto rispecchia la mia ferma convinzione che l’arte dovrebbe essere amata in quanto tale e non in base al suo valore sociale o economico. Mi sono innamorato dell’opera di Fontana e Boetti molto prima che il mondo dell’arte iniziasse a prenderli in considerazione. Sono felice di poter esporre le opere di artisti affermati a livello internazionale accanto ad opere di artisti oggi lontani dalle luci della ribalta mediatica e dai meccanismi del mercato dell’arte. Potrete dunque vedere Fontana, Burri e Boetti esposti accanto al ritratto che Ottone Rosai fece di mio padre o ai lavori di Viani, Boldini e Fattori.

Tante fondazioni nascono per celebrare i loro proprietari. Chi si aspetta di trovare una fondazione ‘pubblicità’ per la mia lunga carriera di gallerista rimarrà deluso. Chi invece é alla ricerca di sorprese, e un percorso artistico del tutto personale, non lo sarà.

Non credo che servano nuovi spazi d’arte per celebrare il Futurismo, o l’arte povera o lo spazialismo Italiano, ma c’e un gran bisogno di raccontare storie di amore per l’arte fatte di incontri e occasioni. Prendete Boccioni, per esempio. Non serve la fondazione Roberto Casamonti per divulgare la grandezza del futurismo di Boccioni, ma mi da un immensa gioia esporre in un percorso così personale la commozione che ha procurato in me il Boccioni pre-futurista del 1908.”

Roberto Casamonti